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El Tótem, 2010
Madera y Hierro
460 x 40 x 40 cm

Colección particular

“Niente aveva capito di quel presente che era già perduto […]. Il presente è la sola conoscenza che serve. L’uomo non ci sa stare, nel presente.”

“Il peso della farfalla”, Erri De Luca

“In passato si rappresentavano cose visibili sulla terra, cose che volentieri si vedevano o si sarebbe desiderato vedere. Oggi la relatività delle cose visibili è resa manifesta, e con ciò si dà espressione al convincimento che, in confronto all’universo, il visibile costituisca solo un esempio isolato e che ci siano, a nostra insaputa, ben più numerose verità. Il significato delle cose si moltiplica e si amplia, spesso apparentemente contraddicendo all’esperienza razionale dell’ieri. Ci si sforza di rendere essenziale il fortuito”.

“La confessione creatrice”, Paul Klee

Totem è un’opera caratterizzata da due elementi: un sottile e lungo corpo di legno e una parte superiore in ferro, a sua volta montati su una base girevole, la quale è in grado di rendere la scultura un oggetto mobile, osservabile da tutti i lati, innescando semplicemente un movimento di rotazione. L’artista ha voluto prelevare questi due elementi dal loro contesto di riferimento e li ha uniti creando una nuova sinergia e dando loro un nuovo senso e compiutezza.

Recuperati da un vecchio mulino, questo legno e questo ferro erano vicini alla loro fine. Basagoiti li ha riscoperti creativamente, portandoli ad una metamorfosi formale ed estetica. Ma non solo. In questo caso l’oggetto ritrovato è diventato evocativo, poetico, carico di significati ulteriori. Il titolo stesso dell’opera, Totem, ci riporta a simboli identitari e comunitari, apotropaici, al confine tra magia e religione, che si legano a scenari primigeni. Basagoiti usa il termine Totem non come simbolo del tabù per eccellenza e dei significati magici che aveva nel contesto tribale, ma per la sua similitudine ad una struttura particolare, che in passato era visto come un oggetto di culto, in cui l’altezza è molto maggiore della lunghezza. Sottraendolo ad una funzionalità che gli forniva un’autentica ragione di esistenza, Basagoiti ha voluto rendere la scultura un oggetto mobile, appoggiandolo su un basamento che ne permette la rotazione e la visione integrale. Il legno, che sembra quasi un frammento grezzo saldato ad un ferro “zigzagato”, si avvicina alla realtà interiore dell’artista: la storia del legno, fatta di un passato, di un uso e di una funzione specifica, si accosta alla sua e alimenta un nuovo racconto, un intrecciarsi di infinite storie. Frammenti rubati che ora vivono, anzi rivivono.

 Texto extraído del libro "Odissea di uno spirito geometrico" de Francesca Chiappini